Per chi è all’Esseneto basta un biglietto. Per chi vive a centinaia o migliaia di chilometri da Agrigento, invece, per vedere l’Akragas serve uno schermo. Ed è proprio da qui che nasce la riflessione del gruppo social Akragantini nel Mondo.
L’Akragas SLP ha comunicato che, per tutte le gare interne della stagione 2026/2027, non saranno consentite dirette streaming, riprese integrali o sostanziali, trasmissioni televisive e radiocronache senza la preventiva autorizzazione della società. Il club intende gestire direttamente la produzione e la diffusione dei contenuti, lasciando spazio a eventuali collaborazioni autorizzate. Resta garantito il diritto di cronaca per gli operatori accreditati.
Una scelta che i tifosi fuori sede dicono di comprendere, ma che apre una domanda: come può seguire l’Akragas chi non può essere all’Esseneto?
«Non chiediamo di aggirare regole o diritti – spiegano – ma semplicemente di trovare una soluzione. Anche a pagamento».
Per chi vive lontano, infatti, seguire l’Akragas non significa soltanto guardare una partita. Significa mantenere un legame con la propria città, con i ricordi, con quei colori che continuano a rappresentare un pezzo della propria identità.
«Potremmo seguire facilmente Juventus, Milan o Inter. Le partite sono ovunque. Ma noi cerchiamo l’Akragas».
Da qui anche la proposta di un possibile “abbonamento digitale dell’Akragantino lontano”, con una formula stagionale, mensile o per la singola gara. Un servizio che potrebbe permettere ai tifosi di vedere la squadra e, nello stesso tempo, diventare una nuova forma di sostegno economico per la società.
«Siamo lontani, ma esistiamo. Non chiediamo privilegi: chiediamo di poter vedere la nostra Akragas».
Una richiesta che va oltre lo streaming. Perché per un agrigentino che vive fuori città, quei novanta minuti possono essere uno dei pochi fili rimasti con casa.
L’Akragas, insomma, non finisce all’Esseneto. Per molti tifosi comincia proprio da lì.